Stampanti 3d confronto tra la Makerbot Replicator 2, la Ultimaking Ultimaker, la Sintermask Fabster G, la Pearl Ex1 Plus, la Irapid e la Velleman kb200

stampanti 3d confronto di chipLa risposta di Chip alla domanda qual è la migliore stampante 3d (per ora )

Le migliori stampanti in 3D

Oggi chiunque può stampare i Lesti, le foto e perfino i dipinti che preferisce in maniera del tutto autonoma a casa propria. La novità sono le stampanti 3D, che promettono di costruire con sottili strati di materiale plastico qualsiasi oggetto di dimensioni comprese tra quella di una nocciola e quella di una noce dì cocco. A chi ha creatività e spirito d’innovazione, avere una stampante 3D, in uno studio o in un laboratorio, apre infinite possibilità. Eppure questa recente tecnologia è ancora piena di insidie. Per aiutarvi nella scelta della macchina giusta, abbiamo verificato nel nostro Test Center fino a che punto i principali dispositivi di nuova generazione mantengono le promesse. Nel tutorial che inizia a pagina 40 abbiamo mostrato con un esempio come funziona in concreto la stampa 3D. Le sei stampanti 3D del test costano tra 700 e 2.350 euro. Le più facili da mettere in funzione sono quelle di MakerBot, Stnlermask, Pearl e iRapid, già montate. La Ullimaker arriva già montata o come kit da assemblare: uno degli esperti ingegneri di CHIP ci ha messo ben 16 ore a farlo. La Velleman K8200 è disponibile solo come impegnativo kit da montare e il tempo richiesto è di circa 24 ore. Ma non è finita qui, perché in alcuni casi bisogna fare i conti con problemi che vanno a incidere sulla qualità di stampa: la Ultimaker ha le barre porta guida un po’ troppo lunghe, quindi durante la stampa i supporti si staccano facilmente. La Velleman ha il motore storto (si veda a destra) e il letlo di stampa ondulato dev’essere reso piano con una lastra di vetro. Le MakerBot, che arrivano già montate, fanno innervosire per il pannello di controllo traballante, che però non compromette la qualità di stampa. L’estetica delle stampanti varia dalle aste metalliche a vista della Velleman al rivestimento rustico in compensato deila Ultimaker, fino a giungere all’essenzialità della plastica della Pearl. Differenze nell’uso quotidiano La tecnologia di slampa 30 esiste da pochi anni, e lo si può notare dalla relativa scomodità di ut ilizzo delle stampanti. Cosi prima di ogni stampa l’utente deve verificare e regolare il letto di stampa su cui verranno creati gli oggetti. Dopo i primi inevitabili fallimenti, questo servirà a ottimizzare le impostazioni di stampa. In questa fase sono importanti i dettagli, come nel caso della MakerBot, che facilita la calibrazione grazie al fatto che non dispone di altre viti di regolazione oltre alle tre necessarie per il montaggio, che la testina di stampa si mette subito nella posizione corretta e che le istruzioni vengono mostrate sul display. Anche la Pearl e la Fabbster consentono una messa a punto semplice. Con le altre stampanti con regolazione manuale dei punti di calibrazione e con quattro viti, ci vuole una buona mezz ora per riuscire a sistemare tutto. 11 procedimento è irritante, per esempio nel caso della Ultimaker, il cui piano sospeso e molleggiato necessita di una regolazione. L’inserimento del materiale perla stampa (il filamento) non risulta complicato con nessuna delle macchine testate. Tutte impiegano una bobina di filamento plastico spesso circa due millimetri. Il filamenlo va inserito nel tubicino e nellestrusore e, per finire, nella testina di stampa. Solo la Fabbsler rappresenta un eccezione, con le sue barre corte, che però risultano molto più scomode da montare, perché vanno inserite singolarmente e perdi più durante la stampa spesso non scorrono bene, provocando regolarmente il disappunto dell’utente. In compenso gli oggetti cavi, come il nostro pezzo degli scacchi (si veda la tabella a pag. 38), si giovano del fatto che le barre consentono un dosaggio più preciso del filamenlo. Per quanto riguarda i comandi, tulle le slampanli 3D sono spartane: nessuna olire più di un display Lcd con un numero di tasti compreso tra uno e cinque. Comunque la maggior parte delle impostazioni viene definita dal computer tramite il software di stampa. I modelli degli oggetti da stampare, scaricabili da internet o progettagli con un software Cad (si veda il tutoria! a pag. 40), vengono importati con il software fornito insieme alla stampante, che a partire dal modello in 3D elabora i comandi per la stampante. Per far sì che questo avvenga bisogna impostare diversi parametri di stampa: la qualità di stampa, per esempio, stabilisce in quanti strati orizzontali (slice) il software scomporrà il modello, inoltre si può indicare se il programma deve disporre delle strutture di sostegno per le parti sporgenti e quanto dev’essere spesso il riempimento delle cavità. Per quanto semplici, i programmi della MakerBot e della Ultimaker sono sufficientemente completi. 11 progetto Open Source RepetierHost, creato da Velleman e iRapid, offre le impostazioni più complete ma richiede più pratica. Il software Pearl ha un aspetto disordinato ed è molto lento nel calcolo degli slice, soprattutto quando si vuole organizzare la stampa di più oggetti contemporaneamente. Qualità, tempo di stampa e rumorosità La soluzione migliore sarebbe salvare le impostazioni delia stampante su una scheda Sd, per poi trasmetterle alla stampante stessa. Infatti, a causa della rumorosità del processo e dell’odore che si genera, la stampante 3D dovrebbe trovarsi in una stanza ben aerata, lontano dal pc. È possibile farlo con tutte le stampanti, escluse la Velleman e la iRapid: in questi due casi è necessario ricorrere alla porla Usb, sempre presente. Lina volta lanciata la stampa, per prima cosa le macchine scaldano gli estrusori sulla testina di stampa, procedimento che dura da due minuti abbondanti (Ultimaker) a dieci minuti o più (Velleman), Poi in maniera più (Pearl) o meno (Velleman) intensa, inizia il fracasso. Nella migliore delle ipotesi gli oggetti piccoli saranno pronti dopo 10 o 20 minuti, mentre quelli più grandi possono impiegarci parecchie ore, sempre che la stampa non s’interrompa, cosa che all’inizio dei nostri test è successa in circa il 50% dei casi. Le possibili cause di errore sono varie: in genere l’oggetto si deforma e si stacca dal letto di stampa, soprattutto se la stampante non dispone di un letto di stampa riscaldato (si veda la tabella a pagina 39). Oppure, se l’oggetto prevede troppe cavità e non vi sono sufficienti strutture di supporto, crolla su se stesso. In entrambi i casi l’estrusore stampa a vuoto, producendo un ammasso confuso di filamenti. Anche bolle d’aria e ostruzioni netl’ugello causano l’interruzione dell’erogazione. Solo grazie a un’attenta preparazione è possibile evitare i problemi. Prima della stampa di oggetti di dimensioni maggiori dovrete regolare il letto di stampa, verificare che l’erogazione del materiale funzioni e pulire l’estrusore. A quel punto, se un po’ come degli artigiani svilupperete un sesto senso per comprendere con quali impostazioni avanzate riesce meglio un determinato oggetto, potrete stampare con una percentuale di fallimento di circa il 20%. Come materiale, la maggior parte delle stampanti impiegano il Pia (si veda la tabella a pagina 39). Questa materia plastica a base di acido polilattico si fonde tra 150 e 160 °C. Poiché i filamenti tendono a tirarsi, spesso le parti cave degli oggetti stampati non risultano definite come con il materiale alternativo, l’Abs, il cui punto di fusione più aUo, tra 220 e 250 °C, crea però un gradiente di temperatura elevato con l’ambiente circostante, cosi che gii oggetti si deformano più facilmente. Per questo motivo la stampante con filamento in Abs dovrebbe disporre di un letto di stampa riscaldato, che mantiene alta la temperatura deD’oggetto in lavorazione finché non è pronto e può raffreddarsi in modo uniforme. Conclusioni: la MakerBot Replicator 2 è la più affidabile e garantisce la qualità migliore. Inoltre presenta una serie di dettagli ben studiati. Gli amanti del fai da te più pazienti troveranno nella Ultimaker una stampante rapida ed efficiente, che però richiede costami e ripetute regolazioni. Come entry level consigliamo invece caldamente la Pearl: senza bisogno di un complesso procedimento di costruzione, per 800 euro regala stampe un po’grossolane ma utslizzabili.

da mentiinformatiche.com

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