I chirurghi e i cuori stampati in 3d per studiare nel dettaglio gravi disturbi cardiaci congeniti prima dell’intervento

cuore stampato in 3dStampe di cuori in 3d per guidare i chirurghi
Fatte di materiale plastico low cost usati per studiare nel dettaglio gravi disturbi cardiaci congeniti prima dell’intervento

Un cuore stampato in 3D per “guidare” il bisturi dei chirurghi impegnati a trattare pazienti nati con complessi difetti cardiaci.

Negli Usa un team di camici verdi si è affidato a un modello sperimentale stampato in versione tridimensionale per studiare nel dettaglio, prima di entrare in sala operatoria, i cuori di tre giovani pazienti – tra cui un bebè di soli 9 mesi – con gravi disturbi cardiaci congeniti. Il mini-studio è stato presentato nella sessione scientifica 2014 dell’American Heart Association.

La maggior parte dei chirurghi cardiaci utilizza immagini 2D, ricavate da raggi X, ultrasuoni e risonanza magnetica, per pianificare l’intervento. Tuttavia, spiegano i ricercatori, queste immagini potrebbero non essere in grado di rivelare complicazioni strutturali complesse nelle camere del cuore, che si verificano quando la malattia è presente alla nascita (cardiopatie congenite).

Ma sempre usando immagini 2D standard come guida, ora i medici possono costruire un modello dettagliato tridimensionale del cuore da operare usando vari materiali, come il gesso o la ceramica, per svelare anche le più complicate anomalie strutturali. Ed è quello che il team statunitense ha fatto: ha usato un materiale plastico poco costoso per creare i modelli dei cuori di una bambina di 9 mesi, un bimbo di 3 anni e una ragazza di 20, tutti con complessi difetti cardiaci congeniti. Dopo aver studiato i cuori in 3D e le immagini tradizionali, i chirurghi hanno riparato con successo le gravi anomalie in tutti i pazienti.

«Con la stampa 3D, si possono prendere decisioni migliori prima di andare in sala operatoria», sottolinea l’autore principale dello studio Matthew Bramlet, assistente professore di Cardiologia pediatrica e direttore del Programma “Congenital Heart Disease Mri” all’University of Illinois College of Medicine di Peoria. «Più i chirurghi sono preparati, minore è il numero di sorprese che incontrano».

«Tenere in mano il “cuore modello”, poterlo toccare – racconta Bramlet – offre un nuovo livello di comprensione che non può essere raggiunto solo con le immagini 2D o anche 3D. Oggi tutto quello che una volta era usato per costruire i camion, lo stiamo usando per costruire modelli realistici di cuori».

Con la strategia messa in campo, continua l’esperto, si può pianificare la via per «risolvere un problema e passare alla riparazione di due ventricoli, invece che di uno solo. Questo fa potenzialmente la differenza tra una speranza di vita di due o tre decenni, e un’attesa di 4, 5 o 6 decadi». I ricercatori sono comunque cauti e avvertono che quello condotto è un piccolo studio e la stampa 3D è ancora una tecnologia emergente non approvata dalla Food and Drug Administration.

da lastampa.it

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