Giorgio Buson, direttore generale di Provel il pioniere italiano della stampa 3d

Giorgio Buson direttore generale di Provel della 3d SystemE‘ il pioniere della stampa 3d in Italia più che un visionario

Una vita in 3D

Ha portato in Italia la stampa tridimensionale quando i progetti si facevano ancora a due dimensioni, oggi i suoi prototipi sono famosi in tutti i campi: dalla Formula 1 all’alta moda fino ai costruttori di protesi. La nostra intervista a Giorgio Buson, direttore generale di Provel
Nel 1983 Charles “Chuck” Hull inventava la stereolitografia, ossia la tecnica per stampare in 3D. Pochi anni dopo, nel 1987, la prima macchina venne immessa sul mercato, attirando l’attenzione del chimico veneto Giorgio Buson, che decise di investire nel settore. Così nacque la Provel di Pinerolo, oggi controllata dall’americana 3D Systems, di cui lui è il direttore generale: conta appena una trentina di dipendenti, ma produce macchine e prototipi per imprese che rappresentano il top del Made in Italy (da Fiat e Ferrari a Luxottica, fino a costruttori di aerei come la Aermacchi) e non solo. Con questa tecnologia i tempi di produzione si sono ridotti in modo esponenziale – basti pensare che negli anni ’70 per passare dalla progettazione di un’auto al mercato passavano sei anni, mentre oggi bastano 18 mesi – e continuano a scendere. Ma il futuro, assicura Buson, è nella produzione diretta, anche a livello domestico.
Come ha avuto l’intuizione di impegnarsi in un campo che, ai tempi, era pioneristico?
Entrare nel mondo della stampa 3D è stata un po’ la diretta conseguenza della scelta imprenditoriale fatta alcuni anni prima, visto che già mi occupavo di rapid prototyping, ossia assistevo le aziende nel cercare di ridurre al minimo il time to market, il tempo che intercorre tra la progettazione e l’industrializzazione del prodotto. Così alla fine degli anni ’80, quando se n’è cominciato a parlare, ho iniziato a usare questi prodotti come modelli per gli stampi in silicone, finché la richiesta non è diventata tale da spingerci ad acquistare la prima stampante. Ma a quel punto la vera difficoltà era avere un progetto in 3D del prodotto, visto che allora si lavorava ancora su due dimensioni.
E oggi ha tantissimi nomi celebri tra i suoi clienti…
Sì, ormai tutti, dalle grandi alle piccole aziende, soprattutto se lavorano ad alto livello, hanno capito che è il metodo più rapido ed economicamente vantaggioso per ridurre al minimo il time to market. Tra i primi a muoversi in questo senso è stato l’automotive, seguito a breve distanza dagli elettrodomestici e poi via via si sono accodati moda, oggettistica, hi tech (penso agli housing per telefonini, stampanti, computer e via dicendo).
Dunque la stessa stampante può stampare oggetti molto diversi tra loro?
La stampante è universale, anzi, più l’oggetto è complicato da realizzare con i sistemi tradizionali, più il 3D ti “semplifica la vita”. Tanto che si sta addirittura andando verso il rapid manufacturing, cioè la produzione degli oggetti, e non solo dei prototipi, direttamente con la stampante 3D.
Quindi è questo il trend del futuro?
Sì, ovviamente non per produzioni di massa, ma per i piccoli numeri. È l’ideale nell’ottica della personalizzazione. Non a caso ora stiamo lavorando per, potremmo dire, democratizzare l’uso di queste stampanti, farle entrare nelle case, grazie auna nuova linea i cui costi si aggirano sui mille euro. E con il tempo sono convinto che i prezzi scenderanno ancora, un po’ come è accaduto con le normali stampanti laser o a getto d’inchiostro.

Ma poi queste macchine sono veramente utilizzabili dai non addetti ai lavori?
Assolutamente sì, perché insieme alla stampante forniamo i software – user friendly – adatti per progettare, oltre a una corposa libreria di disegni già esistenti a disposizione, che si possono sempre adattare alle proprie esigenze. Vedrà, come da bambini eravamo soliti giocare con il meccano, il prossimo Natale la sorpresa sarà il gran numero di stampanti 3D che i genitori regaleranno ai propri figli, così potranno usarle per costruirsi i giocattoli che desiderano.
PASSO DOPO PASSO
1987 Tecnolinea, progenitrice di Provel e allora ditta di consulenze e rappresentanze industriali, installa presso un impianto per “Metal Spray”. Questo sistema produce, con tempi ridottissimi e costi competitivi, modelli per fonderia e stampi
1990 Tecnolinea inizia a commercializzare impianti e tecnologia “Vacuum-Casting” da stampi in silicone, dando inizio così all’era della prototipazione rapida, che conoscerà un grande sviluppo, assieme alle nuove tecnologie di stereolitografia e sinterizzazione laser.
1994 Vista la notevole richiesta di prototipi rapidi, Tecnolinea decide di fondare la Provel, società di “service” per il Rapid Prototyping & Tooling
2010 Provel entra a far parte di 3D Systems Corporation
Come ha vissuto il passaggio in 3D Systems?
Quando circa cinque anni fa 3D Systems ha deciso di annoverare tra le sue offerte anche l’ordine di stampa di progetti customizzati, si è mossa acquisendo aziende specializzate nel lavoro per conto terzi simili alla nostra. Prima negli Usa, poi anche in Europa. In quel momento Provel era leader in Italia e una delle più quotate nel Vecchio Continente, così si sono presentanti dicendo di voler acquistare la mia azienda. Di primo acchito non ero per nulla dell’idea, ma poi, dopo averci riflettuto a lungo, anche con la mia famiglia e i collaboratori, abbiamo capito che se ne poteva parlare. Così è nata un’unione che ha permesso a Provel di strutturarsi, rinforzarsi e accrescere le proprie potenzialità produttive e tecnologiche. Perciò, alla fine, devo dire, è stata una scelta azzeccata.

Cecilia Lulli  da businesspeope.it

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