Fabtotum la stampante 3d italiana di Marco Rizzuto e Giovanni Grieco

fabtotumVediamo come è la situazione di Fabtotum la realtà italiana fra le stampanti 3d

Stampante 3D tutta italiana, col crowdfunding
Due 28enne italiani  amici d’infanzia – Marco Rizzuto, laureato in architettura, e Giovanni Grieco, che invece ha lasciato la facoltà per lavorare in banca – hanno ideato Fabtotum, un dispositivo che entrerà in produzione proprio al politecnico la primavera prossima. Finanziata anche dal web dove hanno raccolto 600 mila dollari
A MILANO le idee diventano realtà grazie all’incubatore di aziende Polihub della Fondazione Politecnico, che dal 2001 ha già fatto nascere 200 imprese dalle idee dei giovani. Due di questi, Marco Rizzuto, laureato in architettura, e Giovanni Grieco, che invece ha lasciato la facoltà per lavorare in banca, 28enni, amici d’infanzia, hanno ideato una stampante in 3D che entrerà in produzione proprio al politecnico la primavera prossima. “E’ più di una stampante 3D. Si tratta di un fabbricatore personale di oggetti, per questo l’abbiamo chiamata Fabtotum, e costerà meno di mille dollari a differenza delle stampanti 3D sul mercato che costano più del doppio”, dice Marco Rizzuto, la mente di Fabtotum, ideata nell’arco di un anno e mezzo, mentre ancora studiava.

Essendo architetti, i due soci hanno anche curato l’aspetto della stampante rendendola un oggetto di design. Sarà disponibile in diversi colori. Il prototipo di Fabtotum è stato in grado di convincere un vasto numero di investitori internazionali. Rizzuto e Grieco si sono infatti finanziati attraverso il crowdfounding, un sistema di finanziamento di massa dove ciascuno può contribuire anche dando una cifra minima come un dollaro. Loro sono riusciti a raccoglierne addirittura 600mila (di dollari) su Indiegogo.com e hanno già un ordine di 550 stampanti da consegnare. Perlopiù i soldi sono arrivati dalla California, terra di pionieri tecnologici, vedi la Silicon Valley. Poi Germania, Finlandia, Gran Bretagna e Asia. Solo una trentina i finanziatori italiani, ma da noi, si sa, il crowdfounding è un sistema ancora poco conosciuto.

La storia di Marco e Giovanni costituisce un doppio successo in un paese come il nostro dove la disoccupazione giovanile è al 40%. Gli esperti stimano che nel giro di cinque anni, stampanti come quella da loro inventata invaderanno il mercato come gli iPad e i telefonini, causando una vera e propria rivoluzione industriale. “Cambia proprio l’idea che abbiamo conosciuto fino ad ora della fabbrica che fa prodotti da veicolare al consumatore  –  spiega Rizzuto. “Con queste macchine invece le persone possono costruirsi da soli gli oggetti di cui hanno bisogno. Come un paio d’occhiali, ad esempio, o dei particolari gadget da regalare a una festa”. Ormai ogni giorno si sente parlare di stampanti 3D capaci di riprodurre quasi tutto a partire da un disegno e materiali facilmente reperibili e a basso costo, come la plastica e il legno. In Inghilterra da poche settimane presso i supermercati Asda o ai grandi magazzini londinesi Selfridges è possibile persino farsi fare una scannerizzazione di se stessi e ottenere una mini statuina della propria figura. A un costo che parte dai 50 euro. Per qualcuno, le fotografie del futuro.

di LUCIA TIRONI da repubblica.it

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