Wired visita al primo MakerBot Innovation Center europeo presso l’Università Carlo Cattaneo

Primo in Europa unico fuori dagliStati Uniti e comunque forza WIred ti vogliamo in edicola

makerbot appCinque cose che ho imparato sulla stampa 3D
All’Università Carlo Cattaneo arriva il primo MakerBot Innovation Center europeo, l’unico fuori dagli Stati Uniti. Ecco a cosa servirà

Sono anni che si parla di stampa tridimensionale, con video e articoli su nuovi strabilianti modelli che presto ci cambieranno la vita. Eppure la cosa più figa che molti di noi riescono a immaginare in materia è un busto del caro vecchio Yoda. La stampa 3D però è molto, molto più di questo. L’ho capito visitando il nuovo MakerBot Innovation Center, appena inaugurato nei locali dell’Università Carlo Cattaneo di Castellanza, appena fuori Milano.

Il centro è il primo ad arrivare in Europa e l’unico attualmente situato fuori dagli Stati Uniti, insomma, un bel primato per l’Italia. Nei locali dell’università ci sono ben 20 MakerBot Replicator di diverse grandezze, adatte a stampare (quasi) qualsiasi tipo di oggetto, utilizzando plastica, gomma e persino legno.

A partire da fine giugno, qui saranno organizzati corsi pratici di stampa e prototipizzazione, diretti a studenti, imprenditori ma anche semplici persone che vogliano imparare come mettere le mani su queste macchine. Ecco allora cinque cose di cui ho fatto tesoro durante la visita:

1) La stampante è un mezzo, non il fine: sembra banale dirlo, ma in questo mondo la cosa più importante non sono gli oggetti stampati, quanto piuttosto le idee, i processi e le conoscenze che strumenti del genere possono attivare in ognuno di noi, dal semplice appassionato allo studente di ingegneria, fino all’imprenditore.

2) Semplicità, prima di tutto: certo, prima o poi riusciremo a riprodurre oggetti con dettagli da far paura, perfettamente lisci al tocco della mano. Per ora, nella maggior parte dei casi, i risultati sono ancora piuttosto grezzi e anche i materiali (plastica, ABS, gomma) spesso non sono adatti a prodotti fatti e finiti. Ma non importa: la stampa 3D, almeno quella a portata di tasca, serve più a prototipizzare che non a sostituire una catena di montaggio.

3) Non si butta via niente: non che le stampanti non consumino energia. Ma ci sono macchinari che permettono di riutilizzare tutti i materiali di scarto e generare nuove bobine di filamenti da ri-stampare. Buono a sapersi.

4) Software rules: l’hardware è importante, importantissimo. Ma come succede nel mondo degli smartphone, sono il software e l’esperienza d’uso che iniziano ad occupare il primo posto. E MakerBot dispone già di una piattaforma di altissimo livello, con uno store ricco di oggetti pronti da stampare (vedi Thingiverse) e un’applicazione per smartphone per il controllo remoto, anche visivo, dei processi di stampa.

5) Non buttiamoci giù: quando ho chiesto ad Andreas Langfeld, general manager di MakerBot Europe, come mai avessero scelto l’Italia come paese pilota nel Vecchio Continente, la risposta è stata fulminea: “Qui c’è una cultura della creatività e della sperimentazione che nel resto d’Europa manca. Oltre ad avere grandi scuole di design e moda, l’Italia è, per certi versi, molto meno conservatrice di Germania o Inghilterra, che in questo caso hanno preferito aspettare di vedere come andranno le cose qui prima di fare il loro passo”. Come a dire che siamo così immersi nel mantra dell’auto-sfiducia che non ci rendiamo conto delle nostre potenzialità.

Dario Marchetti Da Wired.it

Be the first to comment on "Wired visita al primo MakerBot Innovation Center europeo presso l’Università Carlo Cattaneo"

Leave a comment