Test stampante Ultimaker prova su strada Denis Santachiara

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Stampa 3D, siamo tutti fabbricanti
Un (super) designer innamorato della stampa 3D dà una chance alla migliore tra le stampanti low cost. E ci spiega se è davvero l’ora di mettercene una in casa

Prezzo 1194 euro
Ultimaker
Tipologia: stampante 3D
Tecnologia: FFF (Fused Filament Fabrication) – Estrusione
Dimensioni: 39 x 35,5 x 34 cm
Peso: 9 kg
Materiali supportati: ABS, PLA
Massima velocità: 400 mm al secondo
Dimensione massima stampa: 210 x 210 x 220 mm

Lunghezza, larghezza, profondità: se ci pensi, il 3D è solo questo. Eppure è il protagonista delle più importanti rivoluzioni tecnologiche degli ultimi anni. Alcune poco riuscite (al cinema e nei videogiochi, per ora), altre molto di più. Basti pensare alle stampanti 3D e al mondo dei maker, che ci promettono di costruire in casa qualunque oggetto. ” Avevo scritto un articolo su questo fenomeno nascente nel 2004, me ne sono interessato sempre di più, fino ad acquistare la mia prima stampante un paio d’anni dopo”. A parlare è un utilizzatore molto autorevole, il designer Denis Santachiara.

Denis si riferisce a una stampante grossa e cattiva, di marca Stratasys, pagata oltre 25mila euro. Ma vicino a lei, per la nostra prova, campeggia una piccola e leggera Ultimaker. Si tratta di un modello low cost, tra i più apprezzati nelle community dei maker. “Di lei mi ha conquistato la semplicità: premi un pulsante e la stampa parte”. Lì vicino c’è uno scatolone pieno di piccoli prototipi realizzati da Santachiara: sedie pieghevoli che nemmeno in Star Trek, porta navigatori satellitari a scomparsa, un aggeggio strano che… Cos’è? “Bah, una cosina così”, nicchia lui. Sono pieni zeppi di cerniere e parti mobili, quindi la domanda nasce spontanea: si possono fare con la Ultimaker? ” Al momento no, serve una stampante più grossa, ma con questa si ottengono oggetti monolitici molto interessanti. E poi, ricordiamoci che realizzando singoli componenti si possono assemblare grandi progetti”.

Zoe Romano di WeFab, un gruppo che organizza eventi e workshop con cui collabora Denis Santachiara (vedi il box nella pagina a fianco), precisa che, con qualche trucco, anche una Ultimaker riesce a fare magie: ” Per esempio, un fischietto con pallina interna. Basta avere l’accortezza di stampare la sfera in modo che sia appena attaccata. Poi con un colpo si stacca e il fischietto funziona bene”.

I risultati con una Ultimaker, spiega, variano in base a molti parametri, come la temperatura e la risoluzione, cioè lo spessore del filo di plastica riscaldata. A proposito di plastica, la Ultimaker ne supporta di due tipi: la ABS, plastica vera e propria, e la PLA, che è biodegradabile e ottenuta dal mais. Non ci sono grosse differenze, ma la seconda, mentre si stampa, diffonde un gradevole odore di pop corn. La stampa di un oggetto dura, in media, tra i 30 e i 45 minuti, ma ovviamente varia in base alla complessità.

Santachiara è rapito nell’osservare la piccola stampante e spiega che i vantaggi del suo uso sono in pratica gli stessi del gigante che ha in studio: ” Hai un’idea innovativa, la stampi e la mostri direttamente al cliente. E se ti rendi conto che funziona, trasmetti il file a uno studio dall’altra parte dell’oceano, senza più problemi di spedizione degli oggetti”. I costi, per fortuna, sono una piacevole sorpresa. Quello della stampante, a detta di Denis, è davvero un affare e quelli dei materiali consentono di sperimentare alla grande. Zoe racconta che una bobina da un chilo di filo di plastica per la stampa costa circa 40 euro ed è sufficiente a produrre 400 pezzi di scacchi. Scacco matto alle stampanti da decine di migliaia di euro, quindi? La strada è ancora lunga: ” La Ultimaker pecca di un’eccessiva semplicità, i materiali sono piuttosto leggeri, e si deve sperimentare parecchio per impostare i parametri nel modo corretto”. E poi parte il racconto su quanto possa essere frustrante montarla, visto che viene venduta in kit. Ma magari, un giorno, ne inventeranno una che si stampa da sola.

Una FAB per imparare

WeFab è un progetto nato nel 2010. Promuove eventi per la diffusione di nuove tecnologie legate all’open-source, all’open-design e alla stampa 3D. WeFab, oltre a meeting di maker, organizza corsi e workshop, e coinvolge spesso Denis Santachiara, che ogni volta mostra qualche oggetto creato per l’occasione. Info: wefab.it

Denis Santachiara. Nato nel 1950 in Emilia, è uno dei più affermati designer italiani. Attivo fin dal 1980, è co-autore del libro La materia dell’invenzione e padre di alcuni dei più famosi oggetti di design domestico e industriale, come il VivaWine di Morellato. Quando non è nel suo studio a creare, tiene lezioni alla Naba di Milano.

di Riccardo Meggiato da Wired.it

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