Rivoluzioneremo il mondo stampandolo

base lunare stampata 3dBASI LUNARI, CASE TERRESTRI

Edificare il mondo, stampandolo

Progetti avveniristici con un’idea di sostenibilità: l’esperienza del movimento makers contagia il pianeta. E anche il suo satellite.

Si può trasferire la stampa 3D in una macroscala per creare oggetti grandi come una casa. Difficile, non impossibile. Per spettacolarità si deve dare atto che il progetto adottato dall’Agenzia Spaziale Europea è il più rappresentativo.

Calibrando opportunamente l’apparecchio di un caparbio ingegnere toscano, Enrico Dini, sarà possibile costruire una base lunare direttamente sul suolo e con il suolo del nostro satellite:

Per prima cosa dobbiamo mescolare terreno lunare simulato con ossidio di magnesio, per trasformarlo nella “carta” con cui stampare. Come “inchiostro” strutturale applichiamo un sale legante, che converte il materiale in forma solida come pietra. La nostra stampante attuale produce circa due metri di materiale ogni ora e la sua prossima generazione dovrebbe arrivare a tre metri e mezzo, per completare un edificio nel giro di una settimana.

L’essenza del sistema è una stampante 3D di grandi dimensioni, simile a un enorme plotter, che occupa tutto lo spazio necessario e sufficiente per spruzzare dosaggi calcolati di materia prima, ricavata in loco. Fino a veder crescere dei veri e propri edifici a forma di igloo e adatti all’ospitalità di uomini e materiali. Senza bisogno di stampi, casseforme e centine, che vuole dire con costi abbattuti in misura prossima al 90%.

Il secondo è un progetto altrettanto italiano, anch’esso creato dal sogno di un uomo deciso a lasciare un’impronta, Massimo Moretti, che si esprime con Wasp, World’s Advanced Saving Project. Un obiettivo ambizioso salvare il mondo, ma la forza è data dallo scopo: distribuire anche in situazioni disagiate una stampante 3D per costruire abitazioni in argilla cruda, con costo tendente a zero.

Sarebbe una rivoluzione per milioni di persone in paesi emergenti e ancora costrette a vivere in baraccopoli e bidonville o in precari villaggi, eretti senza alcuna minima tecnica ingegneristica. Con una caratteristica in più: a Wasp può partecipare chiunque approvi l’idea e la faccia propria, apportando conoscenze che andranno ad arricchire e rendere realtà il sogno di Massimo e del suo team, dare una mano a una bella fetta di umanità svantaggiata.

Una specie di open source dell’abitabilità, non solamente pratica ma anche metaforica: siamo costretti su questa pallina di roccia lanciata nell’universo a folle velocità. Cerchiamo almeno di renderci il viaggio qualitativamente passabile.

DI PAOLO CAPOBUSSI da apogeonline.com

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