Mathilde Berchon intervista all’autrice di L’impression 3D

mathilde-berchonUna bella intervista ad una evangelizzatrice della stampa 3d

Stampa 3D: ecco perché tutti ne avremo una in casa
Mathilde Berchon, autrice del libro “L’impression 3D”, spiega a Tom’s Hardware il motivi del successo della stampa 3D.
Se gli atomi sono i nuovi bit, come sostiene da anni il pioniere del movimento dei makers, Chris Anderson, come farli venir fuori dal computer? La rivincita degli oggetti fatti in casa o nella piccola azienda passa attraverso le stampanti 3D. Trend ineluttabile. Persino sulla Stazione Spaziale Internazionale ce ne sarà una l’anno prossimo, per consentire la produzione di componenti direttamente nello Spazio.

La terza rivoluzione industriale preconizzata da Chris Anderson avrà bisogno della libera circolazione delle idee. All’Open Source dei bit si sta affiancando l’Open Hardware degli atomi e c’è chi ha deciso di approfondire il fenomeno per poi aiutare i giovani imprenditori per far decollare i loro progetti.

Mathilde Berchon si è trasferita dalla Francia alla California, patria del makers, per dar vita alla Making Society. In Francia è stato appena pubblicato il suo libro “L’impression 3D” (speriamo di vederlo presto in edizione italiana), che in duecento pagine rivela tutti i segreti della tecnica di stampa 3D. In questa intervista a Tom’s Hardware, Mathilde racconta il suo lavoro.

Cosa significa Open Hardware?

L’Open Hardware è una pratica per condividere liberamente tutte le informazioni relative a un progetto hardware in modo che ogni individuo possa riprodurlo, modificarlo e distribuirlo a sua volta. L’innovazione tecnologica è aperta e si pone a diretto beneficio del maggior numero di persone interessate. Questo movimento nasce con l’elettronica ma è ormai diventato il motore della progettazione degli oggetti più disparati.

La stampa 3D è l’esempio lampante. Le tecnologie di produzione esistono dalla fine degli anni 1980, ma fino ad oggi erano riservate al mondo industriale, costoso e limitato dai brevetti. Nel 2005 i ricercatori britannici (guidati da Adrian Bowyer dell’Università di Bath) hanno ideato la RepRap, stampante 3D a sorgente aperto e replicabile, in grado di stampare alcuni dei suoi stessi componenti. Così da tutto il mondo sono arrivati nuovi contributi e molti si sono costruiti la propria RepRap, aggiungendo sempre miglioramenti e nuove caratteristiche.

La diffusione delle stampanti 3D personali è in continuo aumento. Un fenomeno che nessuno nel mondo industriale tradizionale aveva previsto. Grazie al progetto iniziale, sono nate e continuano a nascere centinaia di giovani imprese.  È l’idea di base che rende l’hardware aperto, un libero flusso di innovazione che porta a nuovi usi, mai immaginati prima.

Le stampanti 3D sono pronte per il mercato di massa, per entrare nelle case? I tempi sono maturi per la i stampante 3D personale?

Sì, le stampanti 3D personali sono ormai affidabili, vendute a prezzi molto convenienti (si parte da 400 euro). Alcune permettono di stampare oggetti di dimensioni accettabili e con vari colori. I prezzi sono destinati a diminuire in poco tempo e non sarei sorpresa di vedere presto sul mercato anche gli scanner multi-materiale 3D con la stampante integrata, insomma le multifunzione di domani, anche se questa tecnologia ha ancora qualche limite.

Il libro

Hai scritto un libro di 200 pagine sulla stampa 3D. A chi è rivolto? Secondo te si arriverà a studiarne l’uso a scuola?

“L’Impression 3D” è il primo libro in francese su questo tema. È una panoramica completa sulle diverse tecniche, gli stili e i materiali, nonché sui diversi ambiti potenzialmente coinvolti dal fenomeno. Ci sono anche molti esempi specifici e consigli pratici. Si rivolge a chiunque voglia capire fino in fondo come la nostra società e la nostra economia potrebbero trarre vantaggi dal fenomeno. Sia i singoli individui che i professionisti e le aziende che si occupano di design e innovazione. L’istruzione è uno dei principali campi di applicazione per la stampa 3D. Le scuole dovrebbero investire in questo campo, perché gli studenti imparino a smontare, rimontare e migliorare le stampanti 3D grazie all’Open Source e all’Open Hardware. Questo è un grande strumento per imparare a ideare e costruire rapidamente gli oggetti di domani!

Fin qui Mathilde Berchon. In attesa che il suo libro trovi un editore italiano, ci si può fare un’idea della libera circolazione delle idee di stampa andando a visitare Thingiverse o Sculpteo, siti che distribuiscono progetti già pronti da mandare in stampa. I romani sono più fortunati: nella capitale c’è 3Ditaly, il primo centro italiano per stampare i propri progetti 3D.

Pino Bruno di tom’s hardware da tomshw.it

Be the first to comment on "Mathilde Berchon intervista all’autrice di L’impression 3D"

Leave a comment