Marchesini Group la rivoluzione con le stampanti 3D

Invero nelle grandi aziende la prototipazione tridimensionale è sempre stata presente ora comunque mette il turbo dello sviluppo tecnologico

marchesini groupMarchesini, il packaging 2.0 la rivoluzione con le stampanti 3D

Bologna Se in Europa la popolazione invecchia e, al contempo, nei Paesi emergenti si allargano i consumi, il business di chi esporta macchine per il confezionamento dei farmaci non può che godere di ottima salute. Soprattutto se le vendite all’estero, come nel caso di Marchesini Group, superano l’87%. Nel quartier generale dell’azienda – una delle capofila della “packaging valley” bolognese – si guarda già avanti: il futuro è nella realizzazione di prototipi unici, grazie alla stampa 3D, e nella conquista di nuovi mercati (senza escludere acquisizioni). In più, il gruppo sta costruendo a Carpi, nel modenese, quello che sarà il più grande polo italiano di termoformatura (cioè la stampa a caldo di materie plastiche), grazie a un investimento da 15 milioni. A reggere il timone è l’ad Maurizio Marchesini, che da un paio d’anni presiede anche la Confindustria dell’Emilia Romagna e oggi si gode i risultati 2014, col fatturato salito a 247 milioni di euro (+11%). Bilancio che assume ancor più valore nel contesto della meccanica italiana, ferma al palo, che continua a rimandare l’appuntamento con la ripresa. «Il settore del packaging – spiega Marchesini – è cresciuto anche negli anni della crisi. Non ci siamo mai fermati e le prospettive per il 2015 sono importanti». Farmaceutica e cosmesi, aggiunge, stanno avendo una marcia in più: «Le vendite sono in crescita sia nei Paesi sviluppati, dove
l’alta età media porta un consumo maggiore di farmaci, che nei mercati più recenti, dove aumentano i nuovi utenti». Negli ultimi cinque anni, infatti, la sua azienda ha marciato a ritmo costante. E in buona compagnia, perché lungo la via Emilia ogni marchio “di grido” è sinonimo di un packaging diverso: il colosso GD per le macchine che confezionano sigarette; l’Ima per quelle per imbustano tè e caffè e, infine, Marchesini per farmaci e cosmetici. Tutte, non a caso, guidate dalle famiglie fondatrici, dove è spesso la seconda generazione a fare la differenza. Rispetta questa tradizione anche Maurizio Marchesini, 60 anni, che, dopo aver ereditato la guida dell’azienda dal padre Massimo (oggi presidente), l’ha trasformata negli anni in una multinazionale, seppur “tascabile”, della meccanica avanzata. Il gruppo oggi sfiora i mille dipendenti (800 in Italia, dove c’è l’intera produzione). Testa e braccia sono a Pianoro, alle porte del capoluogo emiliano. Al di fuori del distretto bolognese, alcune eccezioni: a Siena, ad esempio, dove controlla la toscana Corima, e a Barberino del Mugello con la Neri. La galassia aziendale, messa insieme un po’ alla volta, sforna per i colossi del settore farmaceutico linee complete per il confezionamento di medicinali, dal dosaggio in fiale e blister fino all’imballaggio. Si va dalle macchine riempitrici di siringhe a quelle per l’applicazione di etichette adesive. Tra i clienti, big come Gsk, Sanofi Aventis, Novartis e Pfizer. Altra fetta di fatturato (circa il 10%), piccola ma in crescita, è il packaging per l’industria della cosmesi. Nel 2013, gli ordini complessivi sono cresciuti del 15%, a quota 217 milioni, con un rialzo di vendite nei Paesi dell’Est. La richiesta più alta? Macchine per il confezionamento di farmaci antitumorali (in atmosfera asettica), settore previsto in forte crescita nel prossimo triennio. Per questo, anche il 2015 appare roseo: «Sarà un ottimo anno. Il mio obiettivo è arrivare nel giro di quattro anni almeno a 300 milioni di fatturato». Senza escludere altre acquisizioni «ma in settori pertinenti al nostro business ». Mentre racconta la cura “sartoriale” nella progettazione di ogni singola macchina e la dinamicità delle imprese farmaceutiche italiane di medie dimensioni, il manager tocca anche le difficoltà dei mercati esteri: «In alcuni Paesi, come India e Corea, ci sono produttori locali che fanno concorrenza a prezzi molto più bassi dei nostri ». Ma è proprio l’export, oggi all’87%, la chiave di volta «perché ci permette di controbilanciare il calo del mercato interno ». Ai clienti storici, come Germania e Francia, dove le prime vendite risalgono agli anni Settanta, si aggiungono Usa, Sud America, Shanghai e Dubai. La caccia ai nuovi mercati a breve sarà in «luoghi come Turkmenistan, Kazakistan, finora trascurati dall’industria italiana, e in Africa, che sta crescendo a una velocità inaspettata». E in futuro, conclude Marchesini, le sue macchine saranno ancora più flessibili: «Stiamo andando verso una specializzazione per prototipi. Non più pezzi in serie ma unici, frutto ogni volta di uno studio ingegneristico diverso, che, caso mai, produrremo una sola volta». Una rivoluzione che poggia sui prototipi stampati in 3D: «È un modo di progettare molto più diretto». Qui sopra, Maurizio Marchesini ad di Marchesini Group

Enrico Miele da repubblica.it

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