L’Emilia Romagna e la stampa 3d

escher 3d

Quando cominciano a muoversi i distretti industriali si sente profumo di ottimismo tecnologico

Statue e avatar con le stampanti 3d
I clienti sono musei, privati, artigiani

Modellini di avatar stampati da Tryeco
BOLOGNA – La terza rivoluzione industriale profetizzata dall’ex direttore di Wired, Chris Anderson, è arrivata anche in Emilia-Romagna. Senza stare a scomodare la caduta del taylorismo, basta dire che sono tante le aziende che permetteranno di diventare tutti produttori di beni grazie alle stampanti 3d di cui parla Anderson.
A far la parte del leone sono le associate di Cna, alcune supportate dal consorzio Emilia-Romagna Startup di Aster, come la Tryeco di Ferrara. Partita dentro le aule di Architettura dell’ateneo estense, nel 2005 è diventata snc e nel 2011 si è rifondata come start-up: i suoi soci sono Stefano Settimo, Roberto Meschini, Paolo Guerzoni, Federico Caselli e Matteo Fabbri. «Il fatturato è in crescita e i clienti sono tanti — dice Fabbri — ci chiedono copie di statue, come ha fatto Casa Romei a Ferrara o Villa Adriana a Tivoli con una testa di Salonina Matidia».

Ora però va forte il business degli avatar: aziende e squadre di calcio come la Roma chiedono a Tryeco modellini di 14 cm di dipendenti e tifosi. Si stampa in polvere di gesso, apprezzata da restauratori e colorabile: la loro macchina stende una sopra l’altra tante sezioni di gesso che restano unite grazie a un velo di colla. Ancora più ambizioso è il progetto Wasp intrapreso dalla ravennate Csp di Massimo Moretti con gli studenti dell’Isia di Faenza. «Vogliamo creare una stampante alta 10 metri per fare case — afferma Moretti — abbiamo una stampante che fa oggetti in argilla e un’altra che può essere ingrandita, stiamo finanziando la nostra scommessa vendendo piccole stampanti, ben 100 in un anno». La stampante Powerwasp crea oggetti deponendo, strato su strato, un filo di 3 decimi di millimetro di polimeri caldi (180-250 gradi) a base di mais e tapioca.

Se Wasp «è una sorta di FabLab all’italiana», come dice Moretti, un FabLab vero e proprio è a Reggio Emilia. Nato un anno fa grazie all’architetto Francesco Bombardi con Fernando Arias e Reggio Emilia Innovazione, il laboratorio mette a disposizione dei creativi macchine controllate da computer e gestite da software open source proprio come quello ideato dall’M.I.T. di Boston. «Abbiamo anche stampanti 3d e laser, qui arriva di tutto, bambini di 6 anni a costruire cose con il nonno, designer che vogliono fare prototipi a basso costo, disegnatori di gioielli e lampade — racconta Bombardi —; offriamo anche consulenza, ora stiamo facendo una macchina per il caffè in plastica (abs) e a 12 volt».

Luna Lab Store
Neppure Bologna è da meno e vanta il suo centro di stampa 3d nel Luna Lab Store di Dario Apollonio. Qui hanno stampato modelli di bijoux per la capsule collection 2014 de La Perla, prototipi di second packaging per Tetrapak e tengono corsi che al costo di 1.000 euro ti fanno portare a casa la tua stampante 3d.

Andrea Rinaldi da corriere.it

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