Lee Wagstaff l’artista che vuole distruggere il cranio del padre morto polverizzarlo e ristamparlo in 3d

Lee-WagstaffVuole distruggere il cranio del padre morto per farne un’opera d’arte

Lee Wagstaff è un artista d’avanguardia britannico che ha in mente un nuovo macabro progetto: vuole distruggere il cranio del padre morto per farne una scultura (mirror.co.uk)
Lee Wagstaff è un artista londinese di quarantacinque anni che ha in serbo un progetto macabro per la sua ultima scultura. Affascinato dal meccanismo mentale del transfert e dalla religione, Wagstaff ha deciso di distruggere il cranio del padre morto per simboleggiare un viaggio alla scoperta del rapporto emotivo tra i due uomini che, a detta dell’artista, era strano e difficile.

DISTRUGGERE IL CRANIO DEL PADRE MORTO? PER L’ARTE, SI PUÒ – Il progetto vede la polverizzazione del cranio e per costruire un calco della testa dell’arista con il supporto della stampante 3D. In sostanza, Wagstaff ha ideato una scultura che rappresenti il suo cranio, utilizzando però le ossa polverizzate del padre defunto. Dopo aver “stampato” il clone del suo cranio, l’artista ha intenzione personalizzarlo con di tatuaggi che ha impressi sul sul capo al fine di far coincidere spiritualmente se stesso con il padre. La particolarità della creazione artistica sta nel fatto di utilizzare delle polveri ossee per la stampa 3D. Per Wagstaff non esiste però alcuna differenza, ritenendo le ossa umane alla stregua di inchiostro, gesso e tutti quei materiali comunemente utilizzati dagli artisti. Non è però la prima volta in cui Wagstaff si addentra nei meandri dell’arte macabra, utilizzando parti corporee per la creazione delle proprie opere.

ALTRE OPERE DI WAGSTAFF -L’opera “Cento notti di solitudine” è costituita da una T-shirt sulla quale Wagstaff ha eiaculato cento volte mentre, nel 2000, ha disegnato un autoritratto con il proprio sangue. In Regno Unito è legale utilizzare parti del corpo umano per la creazione di opere artistiche solo nel caso in cui si disponga di una speciale licenza, ottenuta da Wagstaff già a partire dal suo primo lavoro. Wagstaff cerca di porre sotto un’altra luce rapporto travagliato che ha avuto con il padre attraverso questa opera. L’artista e suo padre non si sono incontrati per quindici anni e l’ultimo incontro, dopo tutto questo lasso di tempo, avuto da Wagstaff con l’uomo, è stato sul suo letto di morte.

RIASSUMERE UN RAPPORTO COMPLESSO – Turbato dalla perdita e forse pentito dall’aver chiuso i rapporti con il padre senza godere più della possibilità di risolvere le loro incomprensioni, Wagstaff si è dedicato alla spiritualità, studiando le teorie e i credi sulla vita dopo la morte. Abbracciandosi al pensiero secondo cui tutto ciò che è stato toccato da una persona speciale o da un santo assorba, a sua volta, le qualità dello specifico individuo, Wagstaff vuole recuperare lo spirito di suo padre attraverso la polverizzazione del cranio e la creazione di una scultura che imiti, nei minimi particolari, la sua testa.

ARTE O MERO ORRORE? – Una ricerca profonda legata alla sfera sentimentale e a quella spirituale che ha già suscitato la curiosità degli avanguardisti e il clamore fra i tradizionalisti. Se Wagstaff riuscisse nel suo intento potrebbe addirittura superare il successo ottenuto con la Sindone, un autoritratto creato con il proprio sangue definito da David Bowie come “inquietante ed eroico”. Non è però ben chiaro se il padre di Wagstaff abbia dato il consenso, prima del decesso, a lasciare i propri resti all’arte per un progetto che potrebbe essere valutato superlativo dalla critica o scadere, come tante idee dai tratti cruenti e macabri – visto anche quanto sottile sia la linea che intercorre fra le due categorie -, nella materializzazione di un’ode al mero orrore.

Rachele Sorrentino da wakeupnews.eu

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