Jeremy Rifkin La società a costo marginale zero – L’internet delle cose, l’ascesa del ‘commons’ collaborativo e l’eclissi del capitalismo

jeremy rifkin societa-costo-marginale-zeroJeremy Rifkin: l’Italia è pronta per la rivoluzione di Dario d’Elia,
L’economista Jeremy Rifkin sostiene nel suo ultimo libro “La società a costo marginale zero” che paesi come l’Italia sono a una svolta. Internet delle cose, generazione prosumer, collaborazione, energia auto-prodotta rivoluzioneranno il mercato mondiale.    14
“Arroccarsi in una Seconda rivoluzione industriale ormai al tramonto, con opportunità economiche sempre più modeste, un Pil sempre più contratto, una produttività sempre più in calo, un tasso di disoccupazione sempre più alto e un ambiente sempre più inquinato, è improponibile” scrive l’economista Jeremy Rifkin in un lungo articolo pubblicato dal settimanale L’Espresso.

In tre righe sembra aver delineato la crisi italiana, ma non è un caso perché si riferisce proprio al nostro paese, all’Europa e l’Occidente in genere. Siamo nel vivo di una Terza Rivoluzione Industriale: stiamo assitendo alla convergenza di comunicazione, energia rinnovabile e trasporti guidati dai satelliti. Cambierà tutto come è avvenuto con motore a vapore, telegrafo e ferrovia durante la Prima Rivoluzione ed elettricità, telefono e petrolio durante la Seconda. Possiamo accettarlo e agire di conseguenza oppure rimanere spettatori del cambiamento (altrui).

Rifkin, ormai diventato guru di fama internazionale grazie a “L’era dell’accesso”, spiega in ogni dettaglio la sua tesi nell’ultimo libro “La società a costo marginale zero – L’internet delle cose, l’ascesa del ‘commons’ collaborativo e l’eclissi del capitalismo”. In sintesi sostiene che i costi produttivi (marginali) di ogni bene siano destinati a crollare grazie all’adozione di nuove tecnologie. La stampa 3D ad esempio oggi spopola nel settore della prototipazione ma domani potrebbe spingersi oltre diventando uno strumento per soddisfare le esigenze di personalizzazione delle masse.

Allo stesso tempo il cliente finale sta diventando sempre più “prosumer”, ovvero non solo consumatore ma anche produttore. “Hanno iniziato a produrre e condividere musica attraverso i servizi di file sharing, video attraverso YouTube, sapere attraverso Wikipedia, notizie personali attraverso i social media, e persino e-book gratuiti attraverso il Web”, prosegue l’economista.

Di fatto è stato varcato quel confine che un tempo “separava il mondo virtuale dalla realtà economica concreta dell’energia, dei servizi e dei beni materiali”. Oggi si può produrre energia in casa, metterla potenzialmente in rete e diventare nodo di una rete digitale intelligente (smart grid). Senza contare la dinamica collaborativa che favorisce la condivisione di beni e servizi. E Infine l’Internet delle cose.

La società a costo marginale

Bisogna immaginare “miliardi di sensori, collegati a ogni apparecchio, strumento, macchina o dispositivo” che “raccorderanno ogni cosa e ogni persona in un’unica rete neurale che si estenderà, senza soluzione di continuità, lungo tutta la catena economica del valore”.

Per non mancare all’appuntamento l’Italia dovrà investire e impegnarsi su alcuni fronti strategici. Il primo è quello dello sviluppo di una “Super Internet, una rete intelligente che consenta lo scambio non solo di informazioni, ma anche di oggetti, grazie alle stampanti 3D”. Dopodiché non si può escludere la generazione “di energia rinnovabile che tutti ormai possono produrre autonomamente”.

“Le tre condizioni fondamentali per questo nuovo paradigma sociale sono già pronte, si tratta solo di collegarle e innescare il cambiamento. Credetemi, nessun paese al mondo è più indicato dell’Italia a prosperare in questa nuova era”, scrive Rifkin nell’articolo pubblicato oggi su La Repubblica.

Eppure a noi i conti non contano, soprattutto se si considera come ci leghi le mani il debito pubblico. “Costa meno soldi di quel che immaginate. Molte cose già esistono, basta collegarle. E poi dire che non ci sono soldi per investimenti è una scusa. Ce ne sono tanti fra fondi europei, regionali, capitali privati. Basta indirizzarli in una visione. Fatelo e in 24 mesi vedrete i primi risultati”, risponde Rifkin alla domanda che poniamo tutti.

Sarà anche una coincidenza ma l’ultimo Consiglio dei Ministri ha inserito nel decreto “Sblocca Italia” un credito d’imposta (su Ires e Irap) per le imprese che investiranno nello sviluppo delle rete broadband delle aree “a fallimento di mercato”. Non meno importante il nuovo potere che si arroga il Presidente Renzi per la gestione dei fondi UE da dedicare all’innovazione. Da fine mese avrà voce in capitolo sull’uso, ispezioni e monitoraggio della programmazione tramite le amministrazioni territoriali.

da toms’hardware tomsh.it

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