Il FaberLab di Tradate vicino Varese

faberlabE’ un nuovo modo organizzativo oppure una necessità di aggiornamento tecnologico ?

Ecco l’officina digitale

Un salto, giusto qualche secolo in avanti, e la bottega rinascimentale diventa laboratorio digitale. Nuovi materiali, software, hardware, robot, segnano il passaggio verso un artigiana intelligenza artificiale.

A Tradate, vicino a Varese, nasce FaberLab: uno spazio gratuito per imprenditori, studenti e curiosi. È un luogo fisico, un esperimento: un collegamento tra impresa e tecnologia.

Faberlab è la prima officina digitale creata da un’associazione (Confartigianato Varese). Qui, stampanti 3D e schede elettroniche sono messe a disposizione di moderni pionieri digitali.

Ma come funzionano queste tecnologie? Si disegna il pezzo con un software Cad, si avvia la stampa. Fili plastici materializzano prototipi e oggetti virtuali prendono forma davanti agli occhi. Non più lunghe tempistiche di elaborazione, il time to market si accorcia:  in 10 minuti, la frittata è cotta a puntino. Basta avere un’ idea e saper disegnare in Rhino.

Niente più frese a controllo numerico. Lo stampo, per costruire altri oggetti, si può produrre da un pezzo appena sfornato. Plastica, ABS, legno, pla vegetale ecocompatibile (le materie prime) costano 30 euro al kg.

La stessa macchina americana che c’è a Tradate, in USA, ha stampato un cuore. Il modello 3D di quel cuore ha permesso ai medici di capire come operare: ha salvato la vita ad un bambino. La macchina americana costa 2800 euro. Quelle costruite qui costano anche meno.

Una scheda tutta italiana, nata a Ivrea, permette automatizzazioni personalizzabili, free, opensource. La scheda “Arduino” è programmabile per qualsiasi esigenza: dalla domotica ai droni.

L’opensource è il futuro, cambia il modo di “fare”: aiuta convergenza tecnologica e condivisione di esperienze. I mestieri trovano radici nei vecchi saperi e si congiungono con nuove strade. Lo sa bene Riccardo Visentin: prima orafo tradizionale, ora designer di oggetti e gioielli.

La progettazione tecnologica, però, viene meglio se prima si è imparato dal lavoro fatto con le mani. Se si è già padroni di un mestiere, il succo sta nel cominciare a usare le nuove tecnologie.

Ma, servono le competenze per utilizzare le risorse. La magia non c’è se manca l’intelligenza umana. Queste macchine hanno bisogno dell’ausilio dell’uomo. E l’uomo deve imparare a utilizzarle. Altrimenti arriva qualcuno dall’estero e, in un attimo, ci ritroviamo con il naso bagnato.

 Sara Mauri da corriere.it

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