Giovanni Venturini e se si stampasse in 3d al Supermercato ? Forse Tesco lo fa

Roberto VenturiniE se si stampasse 3D al Supermercato? Tesco ci sta ragionando (ma anche gli altri)

Il modello commerciale moderno è basato sulla standardizzazione dei prodotti, per contenere i costi e rendere i prezzi accessibili al consumo di massa.

Con l’arrivo di Internet (semplifichiamo) si è iniziato a parlare di mass customization… idea che si è infranta, sostanzialmente, perchè alla gente – me per primo – i prodotti personalizzati piacciono, ma non piace dover pagare un extra in cambio, spesso abbastanza salato (chi sa di produzione e logistica sa anche perchè esplodono i costi)

Esplosiva (o quanto meno interessante) è la prospettiva del 3D printing, del potersi stampare a casa oggetti, magari basandosi su file scaricati in rete (o piratati, copiati…); non solo l’mp3 o il video pirata ma domani forse anche l’oggetto.

Motivi per cui si sta ragionando su come trovare un modo per rendere accessibile e legale l’autoproduzione di prodotti che le aziende hanno sviluppato spesso con investimenti pesantissimi.

Però… comprarsi una stampante, attrezzarsi non è ne’ banale ne’ gratuito e bisogna vedere se vale la pena.

Molto più sensato potrebbe continuare a rifornirsi di prodotti nel luogo dove andiamo abitualmente – il supermercato.

Che magari però ha installata una stampante 3D (di quelle belle) e permette di stamparsi prodotti on demand – magari anche in una logica simile al print on demand dei libri; non mi carico di costi stoccandomi di libri o prodotti che raramente vengono venduti.

Ne conservo solo l’informazione – e se arriva uno che vuole quel prodotto, lo stampo on demand… interessante per parti di ricambio, ad esempio. O per prodotti veramente personalizzati….

Comunque Tesco in Inghileterra ci sta facendo dei seri ragionamenti. Ecco cosa dicono sul loro blog:

So what does this all mean for Tesco then? Well I’m making no promises, but there are a few things I can predict for the future. We already print photos and posters in many of our larger stores, so why not other gifts and personalised items? How about letting kids design their own toys and then actually being able to get them made. What if we had a digital catalogue of spare parts for items that you’d bought? They could be printed on demand and ready for you by the time you’d finished your shopping. You could even take a broken item in to store; we could scan it in 3D, repair it digitally and make you a new one. The potential for 3D technology to revolutionise the way we view stores and what we can get from them is vast.

E ci sta pensando anche Sainsbury (leggete ad esempio questo)

In effetti c’è anche tutta un’area di business in cui il supermercato diventa la “fabbrica” di prodotti pensati e disegnati dai suoi stessi clienti – che progettano oggetti e se li fanno produrre dal retailer.

Comunque attenzione al ciclo dell’hype: come racconta questo interessante articolo (bello il grafico dello stato delle varie tecnologie) “the next big thing” spesso finisce per non essere tutta quella gran cosa che ci aspettavamo (e vendevamo ai clienti). E chi è da un po’ su Internet lo ha imparato benissimo…

da robertoventurini.blogspot.it/

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