Felfil Collettivo Cocomeri estrusore completamente autcostruibile ed open source consente a chiunque di realizzare il filamento per la propria stampante 3D partendo da scarti plastici,

Piccole grandi idee che crescono in Italia

Felfil Collettivo Cocomeri 01Fe‘l.Fil è un estrusore completamente autcostruibile ed open source, pensato e realizzato per uso domestico ma anche per i fablab. E’ stato testato per estrudere PLA ed ABS, ma è già pronto per la sperimentazione su polimeri a maggiore temperatura di fusione, come il PET.
Lo scopo del progetto è quello di consentire a chiunque di realizzare il filamento per la propria stampante 3D partendo da scarti plastici,

modelli mal riusciti, imballaggi ed eventualmente anche da semplice pellet, in un’ottica di riduzione degli sprechi ma anche di vero risparmio economico per l’utente. Fe‘l.Fil è progettato utilizzando dove possibile componenti di recupero; la natura di open hardware consente un costante sviluppo di nuove soluzioni migliorative ed eventuali customizzazioni da parte degli utenti.

Stampanti 3D “verdi”: ora si può
cocomeri
Il 2014 è stato l’anno delle stampanti 3D e il trend nel 2015 sembra essere destinato ad amplificarsi ulteriormente. Ma l’incremento nelle vendite, se da un lato porterà ad una fase di sperimentazione e affinamento di nuove tecnologie, dall’altro rischia di divenire estremamente dispendiosa e poco eco-sostenibile. Non solo i costi di stampa non sono ancora stati abbattuti adeguatamente ma c’è anche il rischio che una grande quantità di plastica vada sprecata inutilmente.

Proprio partendo da queste problematiche Il Collettivo Cocomeri, nome del team di progetto, ha deciso di sviluppare un piccolo macchinario che potrebbe rivoluzionare le metodologie di stampa 3D attuali. Il progetto Felfil, sviluppato come oggetto di tesi di laurea magistale in EcoDesign presso il Politecnico di Torino è stato presentato in anteprima alla Rome Maker Feire di ottobre, meritandosi la coccarda di Maker of Merit assegnata da Joseph Hudy. Felfil ha già fatto parlare di sé, venendo segnalato da makingsociety.com come uno dei dieci open-hardware più interessanti della fiera. Attualmente il team di sviluppo fa parte del programma TreataBit all’interno dell’incubatore per startup del Politecnico di Torino, dove è impegnato nella realizzazione di una versione evoluta.

Si tratta di un piccolo estrusore per uso domestico in grado di ricreare il filamento di plastica (principalmente ABS e PLA) che le stampanti utilizzano come “cartuccia”. “Sarà possibile stampare in 3D a partire dalla plastica riciclata di vecchi modelli” – ci spiega Fabrizio Mesiano, uno dei fondatori del Collettivo – “E non solo. Sapendo con una certa precisione la composizione di imballaggi, prodotti usa e getta e simili si potranno creare bobine costituite di rifiuti, pronte per essere stampate, a costo zero”. Potrebbe quindi essere il primo sistema di riciclo di materiali interamente casalingo, in grado di ridurre quasi a zero l’impatto ambientale della stampa.

“E’ possibile anche estrudere bobine utilizzando materiale vergine – spiega Mesiano – di tipo industriale. In questo caso il vantaggio per l’utente è soprattutto economico, risparmiando anche l’80% sul prezzo d’acquisto, ma anche ambientale se si decide di utilizzare un granulato già riciclato almeno in parte.” La filosofia dietro il progetto è quindi abbastanza chiara, totalmente rivolta ad abbassare il costo operativo delle stampanti oltre a minimizzarne l’impatto ambientale. Ulteriore caratteristica in linea con il movimento maker, da cui Felfil inevitabilmente proviene, è il fatto che si tratta di un progetto totalmente open e autoproducibile. Sul sito felfil.com è infatti possibile trovare i disegni tecnici e le istruzioni per un assemblaggio fai da te, oltre a numerose informazioni integrative.
Conclude Fabrizio: “Il nostro obiettivo adesso è quello di realizzare una piccola produzione di serie in modo da poter diffondere maggiormente il progetto, accompagnandola con dei workshop a sostegno dell’autoproduzione. La nostra speranza è che stampare in 3D possa divenire presto un sistema diffuso, sostenibile ed economico”.

di Alessandro Nunziati da improntaunika.it

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