Chirurgia rigenerativa e stampanti 3D per i soldati feriti e l’idrogel

soldati-guerra-medico-idrogelChirurgia rigenerativa e stampanti 3D per salvare soldati feriti e creare nuovi tessuti

Restituire le funzione e l’integrità a tessuti danneggiati attraverso l’impiego di quello che il nostro corpo produce. E’ l’obiettivo della chirurgia rigenerativa, una settore che negli ultimi anni ha rivoluzionato il lavoro dei medici in campi diversi: in medicina militare, ad esempio, perché si interviene sulle ferite da arma da fuoco grazie a dispositivi ‘ad hoc’ come il ‘plasma expander’ derivato dagli studi della medicina rigenerativa; ma anche in vulnologia, con la cura delle ulcere o del piede diabetico; infine nel campo estetico, con il ringiovanimento del cuoio capelluto e i trattamenti contro alcuni inestetismi.

“I fattori di crescita con gel piastrinico sono alla base dei presidi di altissimo livello usati anche in ambito militare, in grado di salvare una vita o permettere al soldato ferito di arrivare vivo nel primo ospedale attrezzato ad un intervento d’emergenza”, spiega all’Adnkronos Salute Valerio Cervelli, direttore della Cattedra di Chirurgia plastica dell’Università Tor Vergata di Roma e tra i promotori della sesta Conferenza internazionale sulla Chirurgia rigenerativa che si apre domani a Roma in partnership con l’Esercito italiano.

“Oggi nelle mani dei medici che operano su fronti di guerra ci sono presidi di altissimo livello come il ‘plasma expander’ derivati dagli studi della medicina rigenerativa – ricorda l’esperto – Questa ha tra i suoi obiettivi la ricostruzione dei tessuti e di organi irrimediabilmente danneggiati da malattie, traumi o dal ‘semplice’ invecchiamento, offrendo una nuova filosofia di approccio alla malattia. La prossima frontiera a cui stiamo lavorando è la creazione di una stampate 3D che possa generare tessuti o organi. Questa possibilità rivoluzionerà la biomedicina, aprendo la strada a nuove possibilità di cura e a una migliore qualità della vita dei pazienti”.

Ma il campo della medicina rigenerativa si avvale anche “delle cellule staminali adulte estratte dal tessuto adiposo, che attraverso un processo di filtrazione meccanica consentono di avere cellule necessarie alla rigenerazioni dei tessuti. Così – spiega Cervelli – usiamo le cellule dello stesso paziente non solo per riempire, come nel caso del seno, del viso o per il ringiovanimento della pelle, ma anche per combattere l’alopecia”.

I fattori di crescita e le cellule staminali ottenute dal tessuto adiposo possono essere utilizzate in aggiunta per il trattamento delle calvizie e per il rinfoltimento progressivo. Quest’anno il team multidisciplinare del professor Cervelli ha pubblicato uno studio sulla rivista ‘Biomed Research International’ sull’uso di plasma ricco di piastrine e fattori di crescita nel trattamento dell’alopecia androgenetica. “Abbiamo dimostrato un aumento del diametro del capello nei casi trattati documentato con fototricogramma e con una valutazione esterna del lavoro scientifico. Questa tecnica davvero poco invasiva, consente al paziente di avere un decorso post-operatorio rapidissimo, utilizzando le proprie cellule nel rispetto delle normative vigenti”, chiosa Cervelli.

Durante il congresso, che si apre domani a Roma fino a sabato, verranno discussi anche altri impieghi della chirurgia rigenerativa come l’uso del grasso nella ricostruzione mammaria e nell’aumento di volume del seno. “Infatti in pazienti selezionate l’utilizzo del grasso autologo arricchito con fattori di crescita e cellule staminali adulte rappresenta una valida alternativa alle protesi – sottolinea l’esperto – Il tessuto adiposo viene infatti prelevato da altre parti del corpo della paziente come cosce, fianchi e addome per riempire e ricostruire il seno. A questo grasso vengono aggiunte le cellule staminali e i fattori di crescita che agiscono come un comando capace di dare indicazioni precise al tessuto adiposo, consentendo un minor riassorbimento. I risultati – conclude Cervelli – hanno mostrato un maggior mantenimento nel tempo del volume mammario. In questo modo abbiamo dimostrato quanto le due innovative tecniche siano sicure, dopo un ‘follow up’ di 8 anni, e di straordinaria efficacia”.

da adnkronos.com

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